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Paragrafo 5 . Le correnti  interne al marxismo.

     
Dopo   la   morte  di  Engels  (1895),  il  principale  rappresentante
dell'ortodossia   marxista   fu   Karl   Kautsky,   esponente    della
socialdemocrazia  tedesca. Kautsky, ribadendo la validit  delle  tesi
marxiane,   sosteneva   che   il   processo   rivoluzionario   avrebbe
inevitabilmente  portato al crollo del capitalismo e  all'affermazione
del   socialismo;  egli  riteneva  comunque  che  nel   frattempo   il
proletariato, pur senza scendere a compromesso con le forze  borghesi,
doveva  partecipare attivamente alla vita politica, per  sostenere  le
riforme  e aumentare il proprio peso nella societ e nelle istituzioni
rappresentative.
     La  teoria  dell'inevitabilit del  crollo  del  capitalismo  era
invece  contestata  da  un altro membro del partito  socialdemocratico
tedesco:  Eduard  Bernstein. Egli osservava  infatti  che  il  sistema
capitalistico, contrariamente alle previsioni dei marxisti  ortodossi,
era  ben  lontano dalla catastrofe, anzi si era dimostrato  capace  di
superare  la  crisi (la "grande depressione" degli anni  1873-1896)  e
riprendere  lo  sviluppo. Analogamente, non si era  verificata  n  la
polarizzazione  tra  le  classi sociali, n  la  contrapposizione  tra
capitalisti sempre
     
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     pi  ricchi e proletari sempre pi poveri, ma si assisteva invece
alla formazione e alla crescita di classi medie e all'innalzamento del
tenore   di  vita  dei  lavoratori.  Erano  pertanto  venuti  meno   i
presupposti  fondamentali per una trasformazione rivoluzionaria  della
societ  borghese,  come aveva predicato Marx,  e  la  transizione  di
questa   al  socialismo  doveva  essere  attuata  attraverso   riforme
graduali,  per  promuovere  le quali, le  organizzazioni  politiche  e
sindacali  del  proletariato avrebbero dovuto  impegnarsi  a  tutti  i
livelli nella vita politica e sociale.
     Le  tesi  di Bernstein, definite "revisioniste", furono  respinte
ufficialmente dall'Internazionale al congresso di Amsterdam del 1904 e
condannate  dagli  esponenti  del marxismo  ortodosso.  Nonostante  la
condanna,  la  realizzazione  di  una  societ  socialista   per   via
legalitaria  si  afferm come prospettiva reale  nella  strategia  del
movimento operaio.
     Revisionismo e riformismo furono duramente criticati dalle  nuove
correnti  di  sinistra del socialismo marxista, che si formarono  agli
inizi del 1900. Tra queste si distinse quella costituitasi in Germania
ad  opera  di  Rosa  Luxemburg  e  Karl  Liebknecht  (figlio  del  gi
menzionato  Wilhelm),  i quali affermavano che  le  riforme  avrebbero
mantenuto  in  vita la societ capitalista e, per di  pi,  in  quanto
attuate negli stati maggiormente avanzati, imperialisti e colonialisti
avrebbero  accentuato  l'arretratezza  dei  paesi  pi  poveri.   Rosa
Luxemburg  e  Karl Liebknecht disapprovavano anche il centralismo  dei
partiti socialisti, accusandolo di frenare l'iniziativa diretta  della
classe operaia.
     Favorevole ad un partito fortemente centralizzato era  invece  il
russo  Vladimir Il'ic Ul'janov, noto con lo pseudonimo di  Lenin.  Il
partito  operaio socialdemocratico russo (POSDR), formatosi nel  1898,
operava  in  una situazione politica e sociale diversa da  quella  dei
partiti  socialisti  degli  altri stati europei:  l'autoritarismo  del
regime      zarista     lo     costringeva     alla     clandestinit;
un'industrializzazione ancora alle fasi iniziali e  promossa  in  gran
parte  dallo stato non aveva consentito la formazione di una borghesia
imprenditoriale attiva e protagonista di significative  trasformazioni
sociali.  Lenin riteneva pertanto che il partito socialista,  composto
da  una  minoranza  di  rivoluzionari di professione,  avrebbe  dovuto
svolgere la funzione di avanguardia e di guida delle masse operaie.
     Nel congresso che il POSDR tenne in esilio a Londra nel 1903,  le
tesi  di Lenin ottennero la maggioranza. Tra il gruppo dei sostenitori
di  Lenin, definiti bolscevichi (in russo, maggioritari), e quello dei
contrari,  guidati da Martov (pseudonimo di Julij Osipovic Cederbaum)
e  denominati menscevichi (minoritari), si delinearono contrasti,  che
con il tempo diventeranno insanabili.
     Verso  la  fine del secolo, all'interno del movimento  anarchico,
si  form  una corrente detta "anarco-sindacalista", che  mirava  alla
realizzazione  di  una  societ federativa,  fondata  sulla  propriet
comune  e  sul  collegamento  tra  comunit  locali  ed  autonome   di
produttori.  I  lavoratori avrebbero dovuto tradurla in  realt  senza
nessuna  intermediazione, neanche dei partiti  socialisti,  attraverso
loro  iniziative dirette, legali o violente, e infine con lo  sciopero
generale rivoluzionario.
     Le      idee      dell'anarco-sindacalismo     furono     riprese
dall'intellettuale francese Georges Sorel, che condann come cedimento
allo stato borghese sia il riformismo sia l'azione politica attraverso
le  istituzioni  parlamentari e attribu ai sindacati  il  compito  di
promuovere l'iniziativa rivoluzionaria.
     
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     Quale  strumento  principale di lotta egli indicava  lo  sciopero
generale,  assegnandogli il valore di un mito capace di  ridestare  le
energie del proletariato e di rivolgerle alla lotta di classe.
     Negli   anni  precedenti  la  guerra  mondiale,  il  sindacalismo
rivoluzionario  ebbe  un  notevole  influsso  sul  movimento  operaio,
specialmente in Francia, negli altri paesi mediterranei e negli  Stati
Uniti.
